Un recente report di Dealroom ha messo in luce un problema strutturale: molte startup italiane rimangono concentrate sul mercato interno, rallentando la loro crescita rispetto a competitor europei. Al contrario, realtà francesi e spagnole, pur partendo da ecosistemi simili, hanno imparato a guardare subito oltre confine, attirando capitali internazionali.

Perché l’Italia resta indietro

Secondo i dati, solo una minoranza delle startup italiane ha una presenza commerciale o legale all’estero, e i round di finanziamento più consistenti arrivano quasi sempre da investitori locali. Questo limita le possibilità di scalare e, di conseguenza, la capacità di attrarre fondi serie A o B. Le startup francesi, invece, sfruttano programmi pubblici come Bpifrance e la rete French Tech per presentarsi da subito come player europei.

Lezioni per le startup italiane

Il messaggio è chiaro: chi resta troppo ancorato al mercato nazionale rischia di auto-limitarsi. Le giovani imprese italiane che vogliono competere devono pensare “Europe first”: aprire sedi in mercati strategici, partecipare a bandi transnazionali e rafforzare la governance per renderla appetibile agli investitori stranieri. Francia e Germania sono spesso i primi approdi naturali.

Per crescere, non basta un buon prodotto: serve una mentalità internazionale. L’Italia ha talento e creatività, ma senza apertura ai mercati esteri rischia di rimanere indietro in una corsa che non aspetta nessuno.

 

Condividi l'articolo