Entrare nel mercato francese rappresenta un passo strategico per molte startup italiane. La vicinanza geografica, i legami culturali e l’attenzione crescente della Francia per l’innovazione rendono l’ecosistema transalpino una porta d’accesso ideale all’Europa e agli investitori internazionali. Ma come si apre concretamente una società in Francia, e quali sono i vantaggi rispetto a restare solo con sede italiana?
Perché scegliere la Francia: ecosistema e opportunità
Negli ultimi anni la Francia ha investito massicciamente in startup e innovazione: dal programma French Tech agli incentivi fiscali per ricerca e sviluppo, fino al ruolo centrale di hub come Station F a Parigi. Oggi il Paese è il secondo mercato europeo per raccolta di capitali venture dopo il Regno Unito.
Per una startup italiana, avere una sede francese significa non solo accedere più facilmente a fondi e bandi locali, ma anche costruire credibilità con partner, clienti e istituzioni. Inoltre, molte call europee e nazionali sono riservate a imprese registrate in Francia, e gli investitori francesi prediligono strutture societarie che conoscono e con cui possono firmare contratti in sicurezza.
Le forme societarie più usate: SAS o succursale?
Le strade principali sono due:
- Creare una SAS (Société par Actions Simplifiée): è il modello preferito dalle startup perché offre flessibilità nella governance, possibilità di ingresso agevolato per gli investitori e minori vincoli burocratici. Il capitale minimo richiesto è simbolico (1€) e non esistono limiti sul numero di soci. Inoltre, la SAS è indipendente dalla casa madre italiana: può raccogliere fondi, assumere personale e partecipare a bandi in autonomia.
- Aprire una succursale o filiale della società italiana: la sede legale resta in Italia, ma si apre un’estensione in Francia. Questa soluzione è più semplice da avviare, ma meno adatta alle startup che puntano a fundraising e partnership locali, perché la succursale non ha la stessa autonomia di una società di diritto francese.
In entrambi i casi è necessario registrarsi presso il Registre du Commerce et des Sociétés (RCS) e ottenere un numero SIRET, l’equivalente francese della partita IVA.
Aspetti fiscali e operativi da considerare
Dal punto di vista fiscale, la Francia applica un Corporate Tax al 25%, con regimi agevolati per startup innovative che reinvestono in R&D. Esistono inoltre sgravi contributivi per l’assunzione di ricercatori e profili tech, oltre al noto Crédit d’Impôt Recherche (CIR), che può ridurre significativamente il carico fiscale sulle spese in innovazione.
Sul piano operativo, aprire una società richiede alcuni step pratici: statuto societario, sede legale (spesso si può utilizzare un indirizzo presso incubatori o coworking), apertura di un conto bancario francese, e deposito del capitale sociale.
Molte startup italiane scelgono di affidarsi a studi specializzati in diritto comparato Italia-Francia, che offrono pacchetti completi di consulenza legale, fiscale e amministrativa.
Conclusione: un ponte verso la crescita europea
Aprire una società in Francia non è solo un passaggio burocratico: è una scelta strategica che può moltiplicare le opportunità di crescita, funding e networking. La combinazione tra la creatività italiana e la spinta all’innovazione francese crea un ecosistema fertile per chi vuole scalare il proprio business.
Per le startup italiane, conoscere bene le differenze giuridiche e culturali è il primo passo per trasformare la Francia da mercato vicino a trampolino internazionale.

