La sfida della transizione ecologica non è più un’opzione: è un’urgenza strategica. In questo contesto, Francia e Italia stanno adottando approcci simili ma con ritmi e peculiarità diverse. Analizziamo le dinamiche recenti, i punti di forza e le opportunità concrete per le PMI innovative che vogliono inserirsi in questo percorso.

Lo scenario attuale: numeri, trend e differenze

In Italia, l’interesse per le tecnologie pulite sta crescendo, anche se con investimenti ancora contenuti rispetto ad altre economie europee. Nel 2024 il venture capital nel settore cleantech ha raggiunto i 177 milioni di euro, con 72 deal registrati, un livello record per il Paese.
Tuttavia, c’è una discontinuità nei flussi: rispetto al 2023, alcuni comparti (come “energy & power”) hanno registrato un calo nei finanziamenti, passando da ~148,3 M€ a ~22,6 M€.
Sul fronte delle PMI e aziende più tradizionali, un’analisi dell’Osservatorio sulla clean technology nelle PMI italiane mostra che metà delle aziende ha destinato alla sostenibilità energetica e ambientale fra l’1 % e il 5 % del fatturato; il 77 % ha investito meno di 250.000 €.
Sul versante normativo, il “Green New Deal” italiano supporta progetti di ricerca, sviluppo e innovazione in chiave ecologica e circolare per le imprese.
E per stimolare investimenti privati, in Italia è operativo il Fondo Green Transition gestito da CDP Venture Capital, con una dotazione di circa 250 milioni di euro per startup e PMI nei settori della transizione verde.
Inoltre, l’acceleratore ZERO (frutto di collaborazione fra CDP, Eni e altri soggetti) funge da piattaforma strategica per le startup cleantech, favorendo collaborazioni con grandi imprese e centri ricerca.

In Francia, l’ecosistema GreenTech appare più maturo e con capitali più strutturati. Un segnale significativo: Axeleo Capital, fondo specializzato, ha raccolto i primi 125 milioni di euro per sostenere startup green‐industrial, con obiettivo finale di 250 milioni. 

 Nel programma French Tech 2030, oltre metà delle 125 startup vincitrici sono impegnate nella transizione ecologica.
La presenza del settore GreenTech nella classe Next40/120 del 2024 testimonia quanto le startup francesi stiano collocando l’innovazione sostenibile al centro della strategia.

Questi elementi mostrano che in Francia c’è una densità maggiore di strumenti finanziari dedicati, visibilità strategica del tema ecologico e integrazione tra startup, politiche pubbliche e attori industriali.

Opportunità e ostacoli per le PMI innovative

Opportunità

  1. Accesso a fondi “verticali” e settoriali
    • In Italia: il Fondo Green Transition, incentivi del Green New Deal, e fondi PNRR offrono leve finanziarie per startup green.
    • In Francia: fondi come Axeleo, programmi French Tech dedicati e incentivi governativi speciali aumentano le chances di scalare.
  2. Collaborazioni industriali e trasferimento tecnologico
    Le PMI con tecnologie Green possono diventare partner “di innovazione” per aziende tradizionali che vogliono decarbonizzare. In Francia l’ecosistema è più predisposto per progetti co-sponsorizzati tra startup e grandi aziende.
  3. Domanda crescente nei mercati verdi
    Il bisogno di soluzioni ambientali (efficienza energetica, riciclo, idrogeno, mobilità pulita) è in forte crescita, spinto da regolamentazioni UE, obiettivi Net Zero e investimenti infrastrutturali.
  4. Differenziazione competitiva e credibilità ESG
    Per PMI che già operano nei mercati digitali o industriali, adottare elementi green può servire come leva di marketing, compliance e apertura a finanziamenti “ESG‐oriented”.

Sfide da affrontare

  • Gap nei capitali di scala: molte startup italiane faticano a raggiungere round “serie A” o investimenti industriali compatibili con la crescita.
  • Burocrazia e regolazioni complesse: le procedure autorizzative e normative possono rallentare lo sviluppo di progetti ambientali, specialmente su scala locale.
  • Rischi tecnologici e maturità: molte tecnologie green richiedono cicli lunghi e costosi prima di essere industrializzabili.
  • Focalizzazione vs frammentazione: le startup devono focalizzarsi su nicchie precise, perché è difficile emergere in un settore così vasto.

Francia vs Italia: chi vince la corsa “verde”? Uno sguardo strategico

Non si tratta di stabilire un vincitore netto: Italia e Francia operano su scale e strutture diverse, ma possono apprendere l’una dall’altra.
La Francia ha il vantaggio delle economie di scala, dei fondi strutturali e di una maggiore maturità nell’innovazione ambientale. L’Italia, invece, può puntare sui propri punti di forza: know-how industriale, specializzazione in materiali avanzati, reti di PMI e capacità di astrazione.

Per una startup italiana con ambizione Green, guardare alla Francia significa:

  • valutare partnership su progetti comuni (ad es. installazioni pilota, certificazioni, referenze),
  • accedere a fondi francesi anche tramite sedi locali,
  • presentarsi con un piano ambientale convincente e modellato sulle priorità EU (clima, circolarità, idrogeno, carbon capture, mobilità elettrica),
  • posizionarsi come fornitore europeo (non solo italiano) già da subito.

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